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Nipote di Maria de' Medici e di Enrico IV, cugina del Re Sole Luigi XIV, era nata nel 1645. Nel maggio 1661 aveva sposato senza troppa convinzione Cosimo III, primogenito di Ferdinando II e di Vittoria Della Rovere, erede al trono di Toscana. Il matrimonio fu un vero disastro, a causa del carattere ribelle e stravagante di Margherita, della sua insofferenza per il marito e per l'ambiente fiorentino, del suo desiderio di ritornare a tutti i costi in Francia. Dall'unione nacquero tre figli: nel 1663 Ferdinando, nel 1667 Anna Maria Luisa, e nel 1671 Gian Gastone, che fu l'ultimo sovrano di Casa Medici.
I litigi tra Cosimo e Margherita Luisa, e tra questa e la suocera, erano talmente frequenti e clamorosi che non sorprendevano più non solo i cortigiani, ma nemmeno il popolo fiorentino. La Granduchessa, segretamente innamorata del cugino Carlo, aveva maturato una vera e propria avversione fisica per il marito. La situazione precipitò quando, durante le festività natalizie del 1672, essa ottenne di trasferirsi nella villa di Poggio a Caiano. Da qui scrisse al marito che non avrebbe più messo piede a Palazzo Pitti. Cosimo mandò un contingente di truppe con la scusa di proteggere il ritiro della moglie, ma in realtà per impedirle di compiere qualche altro gesto inconsulto. Dalla sua prigionia Margherita Luisa mandava in continuazione messaggi al re di Francia affinché ottenesse di farla ritornare in patria. Passarono così due anni, finché Cosimo e Luigi trovarono un accordo. La Granduchessa di Toscana poteva così ritornare a casa nell'estate 1675, ma non a Corte, come lei sperava. Fu infatti costretta a chiuders
i nel convento di Montmartre, dove col passare degli anni divennero sempre più evidenti i segni della sua follia.
Per i suoi compiti di stretto confidente del Granduca nel corso dei lunghi anni del proprio soggiorno a Corte, Redi conosceva tutti i più segreti retroscena del turbinoso matrimonio di Cosimo III e Margherita. Eppure, dalle sue opere, lettere e manoscritti non traspaiono mai riferimenti o giudizi relativi a questa indiscussa protagonista della vita toscana di metà Seicento. Segreti che, discreto come sempre, Redi preferì portarsi nella tomba.
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