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CASTELLO DI CASALGRANDE

Torre di guardia
via Castello
Casalgrande Alto

Costruito nella prima metà del sec. VII. I resti del fortificato complesso di Casalgrande controllano imperiosi la sottostante pianura solcata dal fiume Secchia.

 

Come arrivare:
In auto: Autostrada A1, casello di Reggio Emilia (km 17), quindi SS 467 direzione Scandiano/Sassuolo; oppure Reggio Emilia SS 9 dir. Modena quindi a Rubiera girare a destra per Casalgrande (SS 486).
In treno: dalla stazione ferroviaria di Reggio emilia, linea regionale Reggio-Sassuolo
            
Periodi di Apertura
Sempre visitabile esternamente.
Aperto per cerimonie (matrimoni) e manifestazioni culturali. Tel. 0522-998511 , 998570 Comune





Una targa marmorea staccatasi dalla torre nel 1704, che reca incise queste parole: "Liutprando rege felicissimo", ha fatto avanzare l'ipotesi che la rocca fosse stata fondata dal re longobardo Liutprando nella prima metà del VII secolo.
La moderna storiografia, giudicando tale iscrizione il frutto di un'affascinante leggenda, è concorde nell'attribuire ai Guidelli la costruzione del castello. Benché essi figurino signori del luogo già nel XIII secolo, la struttura della fortificazione suggerisce una datazione posteriore, tale da non escludere l'esistenza di un munito complesso preesistente.
Dal 1335 il castello gravita nell'orbita della potente famiglia Fogliani che, nonostante i dissidi interni, mantiene il dominio di Casalgrande fino al 1409.
In quell'anno Nicolò III d'Este, intenzionato a punire l'alleanza di Carlo Fogliani con il proprio avversario Otto Terzi, espugna e conquista la fortezza di Casalgrande.
Questa, insieme a Dinazzano, Salvaterra e Montebabbio, viene donata quattro anni dopo dal Marchese d'Este ad Alberto della Sala, nobile ferrarese.
Nel 1444 gli Estensi si riappropriano di Casalgrande e, nel 1452, lo cedono in feudo a Feltrino Boiardo, signore di Scandiano. Le rivalità tra gli Este e Ottavio Farnese nel corso del XVI secolo hanno ripercussioni negative sulla sorte di Casalgrande. Il castello viene infatti assediato nel 1557 dalle truppe spagnole capeggiate dal Farnese che, favorito da un casuale incendio scoppiato tra le munizioni interne, riesce ad espugnare ed incendiare l'ormai indifesa fortificazione. Nonostante la violenza dell'attacco, memorabile fu la tenace resistenza opposta dai castellani.
Dopo questo grave avvenimento, il committente della nuova fortificazione, rispettosa dei canoni costruttivi precedenti, è il Conte Ottavio Thiene, la cui famiglia regge il castello fino al 1622. Negli anni seguenti si avvicendano a Casalgrande le signorie dei Marchesi Enzo e Cornalio Bentivoglio, fino al 1643, degli Estensi, del Marchese Giambattista de Mari, che governa dal 1750 al 1777. Alla sua morte il feudo di Casalgrande ritorna alla Camera Ducale. Acquistato, nel 1782, da Giovanni Grulli viene da questi ceduto a Taddeo Croci per la metà del prezzo pagato.
Gli ultimi proprietari delle costruzioni appartenenti al castello ed al borgo di Casalgrande sono i membri della famiglia Grimaldi, mentre il Comune possiede la porta a Levante ed il Torrione del Pretorio.
Ciò che rimane del castello è rappresentato da una corte rurale quattrocentesca, di forma ellittica, con parte destinata ad uso residenziale militare e parte ad uso agricolo. La residenza fortificata è provvista di due torri quadrate con piombatoi, collegate da un corpo centrale. Il torrione d'ingresso possiede resti di merlature ed un portale provvisto di piombatoi e fenditure per il ponte levatoio. Al centro del torrione, attraverso il quale si accede all'ampio cortile con il pozzo, è murato uno stemma corroso. Questo torrione era anticamente dotato di campana, ora posta sulla torre della chiesa parrocchiale, che aveva il compito di avvisare gli abitanti del "castrum" dei pericoli imminenti. All'esterno, lungo l'antico sentiero di accesso al borgo sottostante, si trova l'Oratorio di San Sebastiano, innalzato nel 1479 ed ora adibito a fienile. La costruzione presenta un semplice impianto con fronte acapanna e copertura a due falde impostate su una cornice di gronda in laterizio a dente di sega. L'interno, a travature lignee a vista, conserva un'interessante ancona con putti.




Ultimo aggiornamento: 09/04/2011
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