Guerra dei Trenta Anni indietro stampa ricerca

Denominata così per la sua durata (1618-1648), la guerra coinvolse praticamente tutti gli Stati europei e rappresentò l'aspetto più drammatico della Controriforma. Essa insanguinò quasi tutto il mondo civile del tempo, esattamente nello stesso periodo in cui la scienza moderna celebrava, attraverso le opere di uomini come Descartes, Galileo, Gassendi, e Kepler, i trionfi della ragione e dello spirito umano.
L'origine, non poi tanto lontana, della guerra andava ricercata nella pace di Augusta (1555), che non aveva risolto il problema sempre più grave e pressante della libertà religiosa. La scintilla che diede vita al conflitto scoccò in Boemia, quando l'imperatore Mattia volle revocare ai protestanti boemi il diritto di professare liberamente la propria religione e di costruire le proprie chiese. I Praghesi gettarono dalla finestra del palazzo-fortezza che si erge al di sopra della città due luogotenenti imperiali (Defenestrazione di Praga, maggio 1618). Fu il segno della rivolta di tutto il paese, che dette luogo alla prima fase della guerra dei Trent'anni, chiamata boemo-palatina.
Da conflitto religioso, la guerra si trasformò ben presto in conflitto internazionale, trascinando nel vortice i Danesi, gli Svedesi, e infine i Francesi, che scesero direttamente in campo contro gli Asburgo. Gli Spagnoli, sempre pronti ad intervenire ove si combattesse per il trionfo dell'ortodossia cattolica, parteciparono al conflitto a fianco della Lega cattolica, sostenuta dal duca di Baviera Massimiliano, e dagli stessi Asburgo d'Austria. Oltre al motivo religioso non è difficile rintracciare, tra le cause della guerra, la volontà degli Asburgo d'Austria di dar vita nel cuore d'Europa ad uno Stato cattolico unitario capace di porre fine al particolarismo tedesco: un programma che, comportando l'egemonia asburgica sull'Europa centrale, mise in allarme gli Stati del Nord (Danimarca e Svezia), ma soprattutto la Francia.
Interprete di questo programma politico e religioso fu Ferdinando II d'Asburgo, che si trovò a dover combattere nella prima fase della guerra (1618-1623) contro i calvinisti della Lega evangelica e contro i propri sudditi boemi; successivamente (periodo danese 1625-1629; periodo svedese 1630-1635; periodo francese 1635-1648) contro i principi luterani tedeschi e gli stati stranieri intervenuti nel conflitto. Il vero antagonista di Ferdinando II fu Luigi XIII, re di Francia, o, per meglio dire, il suo onnipotente ministro il cardinale di Richelieu, che non esitò a muovere guerra al campione della Controriforma Ferdinando II, in nome della ragion di Stato. Fu Richelieu infatti che, dal 1625 in poi, scatenò contro gli Asburgo Cristiano IV di Danimarca e Gustavo Adolfo di Svezia, finché non trascinò in guerra la Francia stessa portandola alla vittoria finale.
La guerra dei Trent'anni fu una delle più spaventose calamità che il vecchio continente abbia mai attraversato in tanti secoli di storia. La pace di Westfalia, con la quale il conflitto si concluse, sancì il fallimento del disegno asburgico sul piano religioso, politico, territoriale. Vera vincitrice risultò la Francia, non solo per l'acquisizione di alcune terre come Metz, Toul e Verdun, ma soprattutto perché essa si consacrava grande potenza militare e riduceva all'impotenza politica e militare la Germania. Dal punto di vista religioso la pace di Westfalia chiuse il triste periodo delle guerre di religione in Germania, riconoscendo l'esistenza di tre confessioni religiose - la cattolica, la luterana, la calvinista -, ed il diritto, almento teorico, dei sudditi di professare una religione diversa da quella dei loro principi.
L'Italia fu toccata solo marginalmente dal conflitto, quando Richelieu decise di intervenire a sostegno del candidato francese Gonzaga-Nevers alla successione del Ducato di Mantova e Monferrato, contro gli Spagnoli e imperiali sostenitori dei diritti di Carlo Emanuele I di Savoia (seconda guerra per il Monferrato, 1627-1631).