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La produzione naturalistica di Leonardo da Vinci costituisce, com'è noto, un caso eccezionale e difficilmente ripetibile, in cui la competenza scientifica e la tecnica pittorica, riunite nella stessa persona, avevano raggiunto eccezionali livelli di raffinatezza. In seguito il compito di raffigurare piante ed animali venne quasi sempre affidato ad artisti specializzati che operavano sotto il diretto controllo dello scienziato, spesso in posizione del tutto subordinata. Non a caso, ad esempio, è rimasto ignoto il nome dell'artista che realizzò per Andrea Vesalio le tavole anatomiche del De humani corporis fabrica, il capolavoro dell'illustrazione scientifica rinascimentale.
Anche Redi appartiene a questa tradizione. Non bisogna tuttavia sottovalutare il fatto che il versatile medico aretino era appassionato di pittura, e che nel 1648 aveva "ripreso a frequentare" la "scuola di disegno di penna" di Remigio Cantagallina, "maestro de' paggi del Gran Duca", come annotava nel proprio Libro di Ricordi . Questa padronanza delle tecniche raffigurative appare ampiamente documentata, d'altra parte, dai frequenti protocolli di anatomie conservati nei Mss. Redi 30, 32 e 34 della Biblioteca Marucelliana di Firenze, che riportano disegni di animali e di organi fatti personalmente dallo scienziato.
Pur essendo un ottimo microscopista ed avendo messo a punto, insieme al pittore di Corte Filizio Pizzichi, la tecnica di disegnare ad"occhi veggenti", non pare che Redi avesse grande stima delle proprie capacità di disegnatore. In una lettera a Giovanni Neri del 1682, a proposito di certi "vermi piani" che aveva ricevuto, diceva ironicamente che molti anni prima ne aveva già "abbozzato la figura" col suo "solito gentilissimo modo di disegnare". Forse si trattava solo di una professione di modestia, tipica del suo carattere. Sta di fatto che si riservava giustamente di "fargli disegnare" da qualcuno del mestiere "un poco meglio" di quanto non avesse fatto lui.
A parte gli esercizi personali di disegno dei protocolli manoscritti, quando si trattò di allestire un adeguato corredo iconografico per i propri volumi, Redi scelse sempre di avvalersi, utilizzando senza limiti il mecenatismo di casa Medici, di sperimentati pittori ed incisori di Corte. In particolare avviò un'intensa collaborazione con Pizzichi, al quale affidò, tra l'altro, la raffigurazione degli insetti e delle piante delle Esperienze intorno alla generazione degli insetti .
Nelle pagine di questo celebre saggio, attraverso la precisa riproduzione di insetti e di galle delle piante, si sviluppava una sorta di gara mimetica tra immagine e parola, tra descrizione letteraria e raffigurazione iconografica, tra il naturalista e il suo pittore, che ha pochi riscontri nella storia della scienza. In questa competizione, in cui sia Redi che Pizzichi riuscirono a dare il meglio di sé, in perfetta unità di intenti e di scopi, non di rado era stato il linguaggio che aveva dovuto rincorrere ed adeguarsi alla superiore forza descrittiva del pennello.
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