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Per tradizione, in occasioni particolari le riunioni dell'Accademia della Crusca prendevano la forma di un solenno "stravizzo", cioè di un banchetto serale, nel quale i commensali passavano il tempo, oltre che in abbondanti libagioni, in frizzi e lazzi. Di norma era l'Arciconsolo o uno dei dignitari di Casa Medici ad affidare ad un accademico il compito di predisporre una "cicalata" in versi.
Nel settembre 1666 toccò a Redi. L'incarico gli era stato imposto dal Principe Leopoldo, come l'Archiatra granducale rivelava a Carlo Dati in una lettera del 1° luglio. "Il Serenissimo Sig. Principe Leopoldo iersera, essendo alle stanze del Granduca, mi disse che voleva che, questo prossimo settembre, io facessi la cicalata dopo cena nello stravizzo dell'Accademia della Crusca. Repugnai quanto seppi e potetti, rappresentando a S. A. S. le mie eterne occupazioni, che pur le erano note, e la mia poca abilità nelle composizioni buffonesche e da far ridere. Pregai, ripregai, supplicai, risupplicai; ma non feci profitto veruno, perché, con la solita sua strizzerella, mi disse risolutamente che voleva che io la facessi, e che però mettessi l'animo in pace e cominciassi quanto prima il lavoro. In questo il Granduca mi fece chiamare in camera e, vedendomi alterato, mi domandò benignamente quello che io aveva. Gli rappresentai il tutto e supplicai la bontà di S. A. S. a voler interporre la sua autorità col Sig. Princi
pe Leopoldo, acciocché volesse liberarmi da questo affanno; ma il Granduca con uno scroscio di risa mi rispose che bisognava obbedire, e per maggiormente cuculiarmi soggiunse che, la sera dello stravizzo, voleva venir a sentir la mia cicalata incognito".
Per una vera fortuna sappiamo come si svolse la serata, dato che Redi ne fece un preciso e dettagliato resoconto in una lettera ad Alessandro Segni del 18 settembre 1666, che costituisce un vero e proprio saggio letterario. Si trattava infatti di un testo di ben 24 facciate, che si dilungava a raccontare lo "stravizzo" svoltosi la domenica precedente, 12 settembre, in occasione dell'investitura del nuovo Arciconsolo.
La lettera, oltre a farci assaporare l'allegra atmosfera delle riunioni della Crusca, consente di esplorare la genesi del Bacco in Toscana, uscito a stampa nel febbraio 1685 . Essa dimostra infatti che la prima intuizione dell'opera, rimasta sostanzialmente immutata attraverso tutte le successive aggiunte e correzioni, era venuta allo scienziato e letterato aretino quella sera di settembre di trent'anni prima, così di getto, tra l'euforia dei lazzi e delle buone bevute di vino.
La lettera esordiva così: "Il giorno 12 del corrente si celebrò il solenne stravizzo di nostra Accademia, e l'orrevole e nerboruto spianatoio di essa fu consegnato dal Can.co Panciatichi nelle mani del Senatore Cherchi, detto il Suggellato". Dopo i convenevoli di rito, aveva preso l'iniziativa di un brindisi in onore del Principe Leopoldo Lorenzo Magalotti, il quale aveva affermato che il vino era "quel che il mondo regge in piede", dal momento che - aggiungeva in riferimento al proprio stato di ebbrezza - "sotto i piè mi fa girar la terra".
Redi era intervenuto subito dopo recitando alcuni versi, poi ripresi nel Bacco, in lode del "claretto" di Artimino. La parola era ritornata a Magalotti, che aveva preso a sfottere l'amico con un'ottava, in cui irrideva al "Redino mio" che si era "messo ad apprender l'arabico sermone". Redi aveva replicato a tono al "Lorenzin mio bello", ma questi aveva rinnovato con maggior decisione il proprio attacco definendo il naturalista aretino nientemeno che "mummia d'Egitto spanta". Redi aveva ammesso, con la sua solita auto-ironia, di essere effettivamente "magro, secco, allampanato e strutto".
Dopo aver fatto pace con nuove abbondanti libagioni, Redi aveva rivelato che, effettivamente, "il caldo della stanza, del vino e delle preziose vivande" lo avevano "riscaldato" in maniera tale che si sarebbe messo "a cantare come un filunguello". Per questo aveva ripreso a recitare in versi le lodi dei vini toscani, secondo moduli poi ripresi quasi alla lettera nel Bacco in Toscana.
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