Tilmann Trutwyn indietro stampa ricerca

Anatomista personale del Granduca Ferdinando II ed insegnante all'Università di Pisa, il medico fiammingo Tilmann Trutwyn visse a Firenze tra il 1660 e il 1667, anno della morte. Il suo nome, nella forma italianizzata di "Trutvino", di "Truittuino" o più semplicemente di "Tilmanno", compare di frequente nelle memorie, ma soprattutto negli appunti manoscritti di Redi.
All'inizio della carriera, subito dopo la laurea, il giovane medico aretino era ricorso all'abilità settoria del "Tilmanno" per apprendere i segreti dell'anatomia. Un protocollo del Ms. Redi 30, alla data del 20 dicembre 1659, recita: "Col Tilmanno in casa mia osservammo una lepre". Nel corso del 1660 Redi e Trutwyn si erano dedicati ad anatomie di alcuni leoni morti nel Serraglio granducale. Un altro protocollo del Ms. 30, redatto eccezionalmente in latino, riporta questa notizia: "Multa in leona observavi dissecante Tilmanno Truittuvino Seren.mi Ferdinandi Secundi Magni Etruriae ducis Anatomeio diligentiss.mo". E, alla data del 26 maggio 1662, si legge ancora nel Ms. 30: "Venne Tilmanno a casa mia, dove io aveva un cane che apposta lo avea comprato. Feci che Tilmanno aprisse il ventre inferiore".
Nel 1663, mentre la Corte medicea si tratteneva a Pisa, vennero fatte numerose esperienze di avvelenamento su diversi tipi di cavie. E anche allora Redi e Trutwyn si trovarono a lavorare insieme. Il Ms. Redi 32, alla data del 7 giugno, riporta questa notizia: "La mattina a ore 14 si tagliò anatomicamente dal Sr. Tilmanno Truittuino il cane morto per la ferita della freccia avvelenata del Bantan, alla presenza del Sr. Cav. Gio. Finchio Inglese, del Sr. Dottor Fava Inglese e del Sr. Dottor Borelli e di me Francesco Redi". L'evento venne riportato nelle Osservazioni intorno alle vipere , dove Trutwyn era qualificato degli appellativi di "diligentissimo e bravissimo notomista". Nell'elenco dei presenti compariva, oltre a Borelli, anche "l'ingegnosissimo Antonio Uliva", cioé il naturalista calabrese Oliva.
Quattro anni dopo, il 23 dicembre 1667, ancora a Pisa, Trutwyn fu incaricato da Redi di apprestare una foca per una pubblica lezione di anatomia affidata a Carlo Fracassati. All'evento avevano partecipato anche Bellini e Stenone. Si legge infatti nel Ms. Redi 30: "Per ordine del Ser.mo Granduca mio S.re si cominciò a far la notomia del vitello marino per potersene fare una pubblica lezzione e dimostrazione nel pubblico Teatro della notomia; e la lezione d'ordine del Ser.mo Granduca imposi al S.r Carlo Fracassati Anatomico dello Studio che la facesse egli, come fece dottamente e con molta erudizione. Ci radunammo dunque nel luogo solito delle preparazioni il Sr. Niccolò Stenone, il Sr. Carlo Fracassati, il Sr. Dottor Bellini, il Tilmanno Truittuino ed io, ed il Tilmanno cominciò ad aprir il vitello avendolo prima fatto morire col avergli cavato il sangue dalle giugulari. Questo sangue lo feci serbare in vasi per farne alcune particolari osservazioni".
Secondo Giovanni Targioni Tozzetti, che seguì le sue lezioni, la strategia epistemologica di Trutwyn era perfettamente esemplificata sul modello rediano del "vedere con gli occhi e toccare con mano". Questo metodo appariva infatti illustrato dall'emblema riportato nel ritratto del "Tilmanno" che era conservato nella sua villa di Settignano. Esso raffigurava "una mano con occhio nel suo dorso, la quale teneva fra il pollice e l'indice, un coltello anatomico, ed intorno vi era scritto: Ecco l'occhiuta man, che quanto vede/ Crede esser vero, e non quanto si dice".