Gaspare Aselli indietro stampa ricerca

Nacque a Cremona nel 1581. Studiò medicina nello Studio di Pavia sotto la guida di Giambattista Carcano Leone. Una volta conseguita la laurea si trasferì a Milano dove divenne, dal 1612 al 1620, primo chirurgo delle truppe spagnole di stanza nel capoluogo lombardo. Soltanto nel 1624 ottenne la lettura anatomica nello Studio pavese, ma durante il primo ventennio del XVII secolo si applicò agli studi anatomici, proseguendo principalmente le ricerche di Bartolomeo Eustacchi e Gabriele Falloppio e portando a termine la celebre scoperta dei vasi chiliferi.
Il 23 settembre 1622 Aselli vivisezionò un cane da pochissimo tempo alimentato con lo scopo di studiare le fascie addominali del diaframma. Sollevando l'insieme degli intestini per mettere bene in evidenza il muscolo, notò un grande numero di filamenti bianchi ramificati in tutto il mesenterio e in parte dell'intestino. In seguito alla loro incisione, egli comprese non trattarsi di nervi, bensì di canali portatori di un liquido bianco simile al latte. Denominò i nuovi vasi "aut lacteas, sive albas venas". Lo studio sistematico dei vasi chiliferi e le conseguenti conclusioni teoriche vennero presentati da Aselli nel 1627 nell'opera che vide la luce a Milano con il titolo De lacteis sive lacteis venis, quarto vasorum mesaraicorum genere novo invento dissertatio.
I medici avevano sempre pensato, a partire da Galeno, che i prodotti della digestione giungessero al fegato - a cui spettava in modo esclusivo la funzione ematopoietica - e al sangue attraverso le vene mesenteriche. Con la scoperta dei vasi chiliferi e della circolazione della linfa, che si immette nel sistema venoso presso la vena cava, Aselli dette un contributo decisivo all'eleminazione del mito galenico della centralità del fegato nella fisiologia, già compromesso dalla dimostrazione della circolazione del sangue di William Harvey.
Le notizie biografiche relative al medico lombardo oggi disponibili non gettano molta luce sulle sue relazioni scientifiche e sulle sue vicende personali. E' noto che egli morì a Milano il 9 settembre 1625 lasciando un grande numero di carte manoscritte, contenenti lezioni e opere inedite. Tra queste, giudicate ormai definitivamente perduti un trattato De venenis e alcune Observationes chirurgicae. Il corpo delle lezioni sui vasi chiliferi tenuto nel corso del suo ultimo anno di vita nello Studio di Pavia si trova oggi conservato nell'Archivio del Museo civico di Pavia, mentre un secondo gruppo di manoscritti, principalmente consulti medici e studi chirurgici, si trova collocato presso la Biblioteca Comunale Trivulziana di Milano.