Gottfried Wilhelm Leibniz indietro stampa ricerca

Nato a Lipsia nel 1646, passò, dopo aver conseguito il titolo di "magister" di filosofia nel 1664, a studi di aritmetica e di algebra all'università di Jena, per dedicarsi poi a quelli di diritto, in cui conseguì la laurea nel 1667, ad Altdorf. L'anno successivo intraprese la carriera diplomatica al servizio dell'Elettore di Magonza. Inviato in missione a Parigi nel 1672, entrò in contatto con importanti esponenti della cultura francese. Di particolare rilievo l'incontro con Christiaan Huygens, che lo introdusse alle principali novità nei settori della fisica e delle matematiche. A Londra venne accolto tra le fila della Royal Society. Negli anni 1675-1676 formulò le prime acquisizioni sul calcolo infinitesimale (fonte della successiva polemica con Newton), che vennero rese pubbliche solo nel 1684. Intorno al 1676 passò al servizio degli Hannover, inizialmente come bibliotecario, poi come consigliere di Corte.
I gravosi impegni di carattere politico e amministrativo non impedirono a Leibniz di proseguire gli studi scientifici e filosofici. Molte energie vennero dedicate alla promozione di un grande progetto - destinato al fallimento - di unificazione delle varie confessioni cristiane, presupposto irrinunciabile per una definitiva composizione dei conflitti religiosi in Germania. Il ritrovamento di resti fossili nello Harz fu probabilmente all'origine, nel 1685, della composizione dell'abbozzo di un saggio sulla storia della terra, la Protogea. Risale invece al 1686 la stesura del Discour de métaphysique, prima, importante esposizione - con la presenza della nozione di "sostanza individuale" (che sarà chiamata "monade" a partire dal 1695) - di quello che sarà uno dei nuclei centrali del suo sistema filosofico. Ancora nello stesso anno comparve una memoria di argomento fisico volta a denunciare "un rimarchevole errore di Cartesio". Non era la quantità di moto (prodotto della massa per la velocità: mv) a rimanere cost
ante nei fenomeni d'urto, bensì la forza viva o energia cinetica (mv²). Si gettavano in questo modo le basi per quella visione dinamica della realtà materiale, espressione fenomenica di principi metafisici, che costituirà uno dei tratti più caratteristici della filosofia leibniziana.
Ricevuto dal Principe Brunschweig-Lüneburg l'incarico di scrivere la storia della casata, Leibniz compì, tra il 1688 e il 1689, un lungo viaggio presso gli archivi delle maggiori città europee. Nel corso del 1689 arrivò anche in Italia, visitando, tra il novembre e il dicembre, Firenze. Nella capitale toscana frequentò Antonio Magliabechi ed incontrò diverse volte anche Redi, di cui conosceva già e condivideva le posizioni assunte nel corso della controversia sulla generazione spontanea con il gesuita Filippo Buonanni. Il soggiorno fiorentino del filosofo tedesco fu caratterizzato, tra le altre cose, anche dall'inizio di una violenta polemica su problemi matematici con Vincenzo Viviani.
Rientrato a Hannover nel 1690 Leibniz dedicò le proprie energie alle questioni politiche e diplomatiche. Dopo altri tre anni la mai abbandonata riflessione filosofica leibniziana trovò l'occasione di un'altra espressione pubblica. Uscì infatti nel 1695 il Système nouveaux de la nature, in cui veniva avanzata una soluzione al problema dei rapporti tra corpo e anima, irrisolto nel sistema di Descartes, con la dottrina dell'"armonia prestabilita". Uno dei pochi progetti che, con la protezione di Sofia Carlotta di Hannover, moglie del futuro Federico I, Leibniz vedrà realizzati sarà, nel 1700, la fondazione dell'Accademia delle scienze di Berlino, divenuta operativa proprio sotto la sua presidenza.
Nel 1704 Leibniz compose i Nouveaux Essais sur l'entendement humain, una sorta di commento in forma dialogica dell' Essay Concerning Human Understanding di Locke, in cui delineava, per contrasto, la propria concezione innatistica della conoscenza. La sua opera filosofica di più ampio respiro venne tuttavia pubblicata solo nel 1710. Si trattava dei celebri Essais de théodicée, che affrontavano il complesso rapporto che legava Dio alla creazione del mondo, in specifico riferimento alla giustificazione della presenza del male. Una serie di successi personali (la nomina a consigliere segreto dello Zar Pietro il Grande e quella a consigliere presso la corte viennese) precedevano quella che per Leibniz avrà il sapore di un'amarissima sconfitta: la Royal Society chiudeva infatti, con un verdetto a favore di Newton, la polemica sulla priorità dell'invenzione del calcolo infinitesimale, alla quale i due autori erano in realtà pervenuti autonomamente e con differenze anche significative. La stesura, nel 1714, dei Princ
ipes de la nature et de la grâce (pubblicati nel 1718) e quella, di poco successiva, dei Principes de philosophie, editi nel 1720 con il ben più celebre titolo di Monadologia, concludevano la produzione filosofica leibniziana. Il filosofo tedesco si spegnerà, ammalato e ormai caduto in disgrazia presso la Corte, nel novembre del 1716.