Jan Swammerdam indietro stampa ricerca

Nato ad Amsterdam nel 1637, si iscrisse nel 1661 all'Università di Leida, dove ebbe come insegnanti van Horne e Franz de la Boë (Sylvius), e strinse amicizia con Stenone e De Graaf. Abitò per un anno a Parigi, ospite di Melchisedec Thévenot, in compagnia di Stenone. Quando quest'ultimo proseguì il proprio viaggio per l'Italia, stabilendosi a Firenze, cercò di farvi trasferire lo stesso Swammerdam. Laureatosi in medicina nel 1667, invece di esercitare la professione si dedicò allo studio dell'anatomia e della zoologia. Nel 1668 conobbe, grazie a Thévenot, il futuro Granduca di Toscana Cosimo III e Lorenzo Magalotti, segretario dell'Accademia del Cimento, che viaggiavano per l'Europa. Morì nel 1680, lo stesso anno di Athanasius Kircher, dopo aver abbandonato completamente la ricerca scientifica.
Swammerdam fornì contributi importanti alla conoscenza della fisiologia dei muscoli, dei nervi, del cuore e della circolazione sanguigna. Nel 1658 osservò al microscopio i globuli rossi. Nel 1667 collaborò con van Horne alle indagini sull'apparato genitale femminile, che portarono alla formulazione della teoria ovista. Nel 1669 pubblicò una importante Historia insectorum generalis, prima in olandese e poi tradotta in latino, in cui dimostrò che il fenomeno della metamorfosi era una successione di stadi successivi in cui i diversi organi apparivano già preformati. Nella stessa occasione elaborò il sistema della preesistenza dei germi, stabilito poi su basi filosofiche da Nicolas Malebranche nel 1675. Secondo questa teoria l'embrione preformato nell'uovo, insieme agli embrioni di tutti gli uomini e degli altri esseri viventi destinati a comparire dall'inizio alla fine del mondo, si trovavano già formati nelle ovaie di Eva e dei rispettivi capostipiti femminili di ogni specie, creati direttamente da Dio ab initi
o.
Per i suoi stretti legami con Stenone, Redi era al corrente delle trattative per indurre Swammerdam a venire in Toscana. In una lettera ad Antonio Baldigiani del 2 dicembre 1674 scriveva infatti: "Stenone sarà fra poche settimane in Firenze, e forse condurrà seco Swammerdam, che è un giovine assai virtuoso ed ha stampato De Respiratione notevolmente bene". Non ci sono prove invece che il naturalista aretino avesse letto la Historia. Certo è che le sue teorie embriologiche non contemplavano la possibilità di una creazione diretta della vita da parte di Dio, nella forma della preesistenza dei germi.