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Filosofo naturale inglese, nacque a Lismore Castle nel 1627, lo stesso anno del botanico John Ray. Studiò a Eton e successivamente viaggiò in tutta Europa dal 1641 al 1644. Dopo il ritorno in patria, si dedicò alla ricerca scientifica occupando un posto di primo piano nel gruppo di ricercatori, tra i quali Isaac Newton, che aveva scelto la prospettiva della nuova "filosofia sperimentale". Da questo gruppo sarebbe nata successivamente la Royal Society.
Avendo avuto notizia degli esperimenti di Otto von Guericke, Boyle volle costruire una pompa analoga, conosciuta come "macchina boyleiana". Pubblicò i resoconti di queste esperienze nell'opera New Experiments Physico-Mechanical Touching the Spring of Air and its Effects (1660), in cui descrisse anche il fenomeno della fiamma che si spegne nel vuoto e della morte di piccoli animali, legando così i processi di combustione e di respirazione. Contemporaneamente portò avanti i propri studi di chimica, resi noti nello Sceptical Chemist (1661), indubbiamente la sua opera più conosciuta. Nel 1666, nella Origin of Formes and Qualities, formulò un'immagine del mondo formata esclusivamente di atomi in movimento. Morì a Londra nel 1691.
Sia sul piano epistemologico che scientifico, Redi si sentiva in sintonia con Boyle, nonostante il naturalista inglese avesse manifestato nelle proprie opere una preferenza per la generazione spontanea. Non a caso lo definiva "litterato di alta fama, dotto, diligente e sempre veridico e meritevole d'ogni lode più sublime", che si era dimostrato, "negli scoprimenti delle cose naturali", "il più grande che sia in Europa".
Questo non impediva però a Redi di riconoscere che anche Boyle si era mostrato in certe occasioni "infetto dalla peste della credulità". La colpa non era sua, ma dell'ambiente in cui viveva. Anche se l'Inghilterra era infatti uno dei paesi più civili d'Europa e poteva vantare "uomini di alta eccellenza in tutte le professioni, e particolarmente nella filosofia, nella medicina e nella anatomia", a volte vi prendevano piede idee veramente ridicole. Lo stesso Boyle, ad esempio, aveva speso il proprio prestigio per attestare la validità dell' "invenzione del ridurre facilmente, e con poca spesa, l'acqua marina buona a bere, quanto l'acqua delle più celebri, e dolci fontane di terra ferma". Una frottola che Redi non esitava a paragonare, in una lettera a Magalotti del 25 febbraio 1683, ad altre improbabili invenzioni come "quella della trasfusione del sangue, o delle trombe parlanti".
A giudizio di un attento conoscitore della cultura europea, come lo stesso Magalotti, se Redi era "universalmente acclamato per Boile dell'Italia", per converso Boyle non sembrava disdegnare "il nome di Redi nell'Inghilterra". Lo dimostrava anche il fatto che, tornando da un viaggio in Inghilterra, il Principe Borghese aveva portato a Redi "mille saluti" "da parte del Boile e di tutti quei valentuomini della Società Reale", come l'Archiatra granducale scriveva orgoglioso, il 28 dicembre 1683, al Principe Francesco Maria de' Medici.
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