Anatomie di torpedini fatte insieme a Lorenzini indietro stampa ricerca

Nel quadro delle proprie indagini anatomiche, Redi si era interessato presto delle torpedini. Fin dalla primavera del 1666 aveva iniziato a studiare il singolare fenomeno della "virtù dolorifica" esercitata da questo singolare pesce. Il 24 marzo aveva inoltre annotato, in un protocollo del Ms. 32, di aver anche osservato che la torpedine sopravviveva per "più di tre ore" all'asportazione del cuore, e che il muscolo stesso, estirpato e separato da vene e arterie, continuava a palpitare per altre sette ore.
Nel 1677, in collaborazione con l'allievo Stefano Lorenzini, Redi aveva ripreso questo programma, effettuando a Livorno numerose anatomie di torpedini. Dallo stesso Ms. Redi 32 si riproduce un protocollo di laboratorio, redatto a più mani, alternativamente da Redi e da Lorenzini. All'inizio aveva cominciato a scrivere Redi:
"A dì 15 marzo 1676 in Livorno stil. fl.o, torpedine. Insieme col Sig.re Stefano Lorenzini osservammo cinque torpedini di quelle che a Roma si chiamano occhiatelle, cioè di quelle che ànno cinque macchie nere sul dorso. Tutte queste cinque torpedini erano quasi della stessa grandezza, imperocché tutte pesavano dalle venti once alle ventiquattro. Di queste cinque torpedini due di esse aveano la coda esternamente messa in mezzo da alcune appendici dure, cartilaginose, lunghe quattro dita traverse e tutte più sottili di un dito mignolo. Le altre tre torpedini non aveano queste due appendici. Queste tre torpedini erano femmine e aveano tutte e tre molte uova nell'ovaia, tra le quali uova ve ne erano di quelle grosse quanto una palla da balestra. Tutte le uova erano nell'ovaia ma nell'ovidutti, e ne' sacchi degli ovidutti non vi era uovo veruno. In tutta l'interna struttura delle viscere e de' vasi della generazione erano come l'altra torpedine aperta e descritta questo stesso giorno. Ma le due torpedini che avean
o la coda messa in mezzo dalle due appendici dure cartilaginose non aveano uova di sorta veruna, né si trovò in esse né il sacco degli ovidutti, né gli ovidutti, e né meno l'ovaie. Onde si sospettò gagliardamente se queste torpedini che ànno le appendici fosser maschi. Si è detto nella descrizione dell'altra torpedine fatta questo stesso giorno 15 marzo che osservata la torpedine per di fuora si vide che sulla più bassa parte del ventre inferiore vicino alla coda si scorgeva una valletta nella quale sboccava un forame, il qual forame era l'estremità dell'intestino retto. Si soggiungeva poi che aperta l'ultima estremità dell'intestino retto, si vedeva che dentro all'intestino mettevano capo i due sacchi degli ovidutti uniti in una grossa papilla, e che intromesso lo stile pel forame di questa papilla, lo stile penetrava liberamente nell'uno e nell'altro degli ovidutti. Nell'estremità dell'intestino retto di queste due torpedini che aveano l'appendici si vedeva internamente nell'estremità dell'intestino retto l
a stessa papilla, per la quale introdotto lo stilo penetrava in due corpi o canali bianchi serpeggianti a linea retta lungo il dorso bene attaccati, quindi ristringendosi in più fitti serpeggiamenti e assottigliamenti si andavano a unire a due corpi glandulosi attaccati a due lobi del fegato in quello stesso sito nel quale le femmine ànno l'ovaia. Ho detto quella particolar bene attaccati perché i sacchi degli ovidutti, e gli ovidutti sono più sciolti, e non vanno a linea retta, ma s'incurvano a i lati dell'animale. Nota che quello squadro che aprimmo il dì […] avea la coda messa in mezzo dalle appendici e pure era femmina. Nota altresì che queste appendici della torpedine sono della stessa figura e sustanza di quelle dello squadro".

Il manoscritto riprendeva poi con la calligrafia di Lorenzini:

"Insomma queste appendici della torpedine havevano un forame scanalato per il quale introdotto lo stile non haveva esito; in questo forame vi era una sostanza come un latte. Cotti quei due corpi glandulosi che stavano attaccati al fegato, a quelle torpedini le quali avevano l'appendici si disfacevano facilissimamente con le dita, come si disfanno l'uova delle torpedini quando son cotte. Nota che quelle uova che erano nell'uovaia delle torpedini che non havevano appendici erano di color giallo come i torli dell'uova delle galline normali".

Di nuovo tornava a scrivere Redi:

"A dì 16 marzo 1676 osservammo una piccola torpedine di quelle che non ànno le cinque macchie nere nella testa. Questa torpedine avea le appendici alla coda. Aperta questa avea per appunto tutte le interiora come le altre due torpedini con le appendici che ànno le macchie nere nel dorso, con questa differenza però che i canali bianchi serpeggianti o fatti a piegoline serpeggianti, dico a linea retta lungo il dorso, si andavano ad unire a due corpi glandulari attaccati a due lobi del fegato, come si videro nell'altre due torpedini. In questa aperta oggi i suddetti canali bianchi non eran fatti a piegoline. Si osservarono gli occhi di questa torpedine, e si videro come due gallozzole rilevate come ho detto io nella descrizione stampata. Gli occhi sono situati al principio del dorso e per dir meglio sopra il cranio. Sotto gli occhi si vedono due forami fatti a merluzzi per i quali introdotto lo stile riusciva nella bocca. Ognuno di questi forami avea sette merluzzi. Nota che le torpedini che ànno le macchie nere
nel dorso ànno questi due forami diversi da questa di oggi, come ha notato il S.r Stefano Lorenzini. Nota che le torpedini che ànno le macchie nere non ànno gli occhi rilevati a foggia di gallozzole malfatte ma non s'alzano sopra il piano della cute. Questa torpedine l'avemmo viva e faceva i soliti effetti del dolore".