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Redi e Stefano Lorenzini lavorarono in stretta collaborazione sull'anatomia delle gru. Per la loro bellezza e le loro dimensioni, nonché per la loro frequenza nelle campagne tra Pisa e Livorno, questi uccelli erano una delle prede preferite durante le famose cacce che costituivano l'attività più assidua della Corte granducale. Insieme a daini, lepri, pellicani e ricci, le gru costituivano anche uno dei migliori reperti per le zootomie rediane.
Sulle abitudini migratorie delle gru Redi annotava in un manoscritto: "Ricordo che intorno alla fine di settembre fino quasi a tutto ottobre le grue, venendo di Tracia, passano per le campagne di Pisa e vi si fermano qualche giorno, quindi, ripigliando il volo, se ne vanno in Affrica a covare; e al mese di febbraio e di marzo si veggono d'Affrica ritornare alle campagne di Pisa, e pur vi si fermano qualche giorno, e di nuovo ripigliando il volo, se ne tornano in Tracia".
Proviamo ora a ricostruire gli avvenimenti che fecero del 17 marzo 1668, a Livorno, una giornata davvero eccezionale nel laboratorio casalingo di Redi. La successione degli appunti consente anche a noi di essere presenti e testimoni dei fatti avvenuti di più di tre secoli fa. I due anatomisti stavano discutendo di questioni accademiche, o forse stavano dietro a qualche altro esperimento, quando vennero ripetutamente interrotti dall'arrivo dei cacciatori del Granduca. Ad ore diverse nel corso della giornata, essi portarono a Redi tutti gli esemplari di gru (in totale quattro), via via che cadevano sotti i colpi dei loro archibugi. Il relativo protocollo copre ben 21 cc. del Ms. Redi 31.
L'inizio del manoscritto risulta vergato con la calligrafia di Lorenzini, che aveva provveduto ad appuntare le dimensioni del primo esemplare. "La grue, dalla punta del becco fino alla punta del più lungo dito, era lunga due braccia e un terzo incirca; dalla punta del becco infin all'estremità della coda era lunga due braccia manco un terzo di braccio". Lo stesso giorno, sempre a Livorno, con un successivo protocollo Redi iniziava la descrizione dell'anatomia di una seconda gru. "Questo stesso giorno nel quale ci fu portata l'altra grue che pesava lib. 12 e tre once, ce ne fu mandata dal Granduca un'altra maggiore che pesava libbre quindici e mezzo".
Mentre Redi, in compagnia del suo assistente, era impegnato nella dissezione, gli inservienti del Granduca arrivarono con altre due gru, e il fatto venne registrato seduta stante nel protocollo: "In questo stesso punto il Granduca ci mandò due altre grue, una delle quali era quindici libbre, e l'altra 14 1/2. Questa grue ci fu data poco momento dopo morta ed era ancora calda".
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