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Pittore e ritrattista fiammingo, nacque ad Anversa nel 1597 e completò il proprio apprendistato sia nelle native Fiandre che a Parigi. Trascorse la maggior parte della propria vita all'estero, soprattutto in Toscana alla Corte medicea. Già nel 1620 era diventato pittore ufficiale del Granduca Cosimo II; in seguito lavorò anche in altre regioni d'Italia, in particolare a Roma, nonché a Innsbruck e a Vienna.
Tre generazioni di Medici posarono per i ritratti di Sustermans. Tra questi si ricordano in particolare quelli di Cosimo II, dei suoi figli Ferdinando II e Matthias, della Granduchessa Vittoria Della Rovere, del successivo Granduca Cosimo III, oltre che di celebri scienziati di Corte come Galileo.
Sustermans ottenne i migliori risultati nei ritratti di bambini, come nei figli di Cosimo III e Margherita Luisa d'Orléans: Anna Maria Luisa rappresentata con un vestito di raso ornato di merletti, e Giovanni Carlo. Le sue opere, delle quali venivano eseguite numerose repliche destinate alle Corti degli stati alleati, esprimevano in tutta la loro magnificenza le caratteristiche dell'arte fiamminga. Estrema attenzione veniva posta al dettaglio, nell'intento di semplificare i piani del viso e delle mani, che erano illuminati con una luce intensa e brillante.
L'attività di ritrattista di Sustermans fu molto lunga e si divise per lo più tra Roma, Parma, Piacenza e Firenze. Una carenza visiva pronunciata rese necessario l'intervento della bottega nella realizzazione delle opere più tarde. Continuò comunque a dipingere fino all'aprile 1681 quando, dopo più di sessanta anni di operosa attività, morì a Firenze.
Sustermans fece ben tre ritratti di Redi, che sono andati tutti perduti. Il fatto era evidenziato nel Libro di Ricordi (testo) dello scienziato aretino con questa annotazione di spesa: "A Monsù Adriano Waach donai cinque doppie, quando egli mi donò il mio ritratto intagliato in rame, cavato da quello che aveva dipinto Monsù Giusto Supterman". La matrice in rame in questione, dalla quale sono state ricavate molte stampe, è stata recentemente ritrovata nell'archivio dell'Accademia Petrarca di Arezzo.
Redi aveva una particolare competenza nel campo della pittura. E non a caso, in una lettera a Benedetto Menzini del 22 febbraio 1686, parlando incidentalmente dei ritratti del "famoso Giusto Subterman", diceva che non solo erano "somigliantissimi all'originale", ma avevano il pregio di mostrare "più brillanti certe grazie, le quali ne' volti degli originali o non si ravvisano così alla prima, o veramente non vi sono così scintillanti".
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