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Membro di una famiglia di piccola nobiltà, nacque a La Haye, in Touraine, nel 1596. Compì i primi studi presso il celebre collegio gesuitico di La Flèche, per proseguirli poi a Poitiers. Congedatosi nel 1618 dall'esercito del Principe protestante Maurizio di Nassau, presso il quale si era arruolato una volta conseguito il baccellierato e la licenza in diritto (1616), si dedicò a studi di carattere scientifico, profondamente influenzato dall'incontro con il fisico olandese Isaac Beeckman. Si arruolò quindi nell'esercito, questa volta cattolico, del duca di Baviera che abbandonò nel 1620. Nel frattempo, segnata da un preciso dato biografico, esplodeva la sua vocazione filosofica. Il protagonista stesso raccontava infatti come una sorta di illuminazione la scoperta, nel corso della notte del 10 novembre 1619, dei "fondamenti di una scienza meravigliosa".
Interrotta da un viaggio in Italia, la permanenza francese di Cartesio, tra il 1620 e il 1628, fu caratterizzata dalla frequentazione di ambienti colti e mondani. Risalgono a questo periodo l'amicizia con Marin Mersenne, futuro curatore delle sue Meditationes metaphysicae, e l'incontro con il cardinale De Bérulle, fondatore dell'Oratorio. Nel corso degli stessi anni Cartesio gettò le basi della geometria analitica. Il trasferimento in Olanda, durato dal 1629 al 1649, coincise con la risoluzione di dedicarsi interamente alla riflessione filosofica. La stesura delle Regulae ad directionem ingenii (1627-1628) fece segnare una prima, importante tappa in questa direzione. Il tentativo di ricondurre ad unità la varietà e la molteplicità delle conoscenze mediante la loro riduzione a strutture formali semplici apriva infatti la via, grazie ad un deciso svincolamento del sapere dai sensi e dall'esperienza, alla soluzione dell'innatismo.
Con la composizione, tra il 1630 e il 1633, del Monde, ou Traité de la lumière e de L'Homme, Cartesio iniziò l'esposizione della propria fisica. Sotto forma di una "favola" formulò una ricostruzione della formazione del cosmo in termini completamente meccanici: materia e movimento erano i soli ingredienti, determinati nella loro azione dalle leggi generali della natura, di quel complesso sistema dell'universo che si dispiegava, immenso, davanti ai nostri occhi. La notizia del processo a Galileo lo indusse a rinunciare alla pubblicazione, per timore di incorrere nella condanna dell'eliocentrismo di Copernico. Videro invece la luce, quattro anni più tardi, tre saggi di carattere strettamente scientifico: la Dioptrique, le Météores, la Géométrie, preceduti dal celeberrimo Discours de la Méthode.
Nella forma di una sorta di autobiografia intellettuale, Cartesio esponeva i nodi centrali della propria riflessione filosofica. Diviso in sei parti il Discours procedeva, a partire dalla dichiarazione di una profonda insoddisfazione verso il sapere tradizionale, alla delineazione delle caratteristiche e della necessità di un metodo che, partendo dal presupposto di una sostanziale uniformità della mente umana, poteva garantire l'acquisizione di verità di carattere universale. Dubitare di tutto ciò che era stato insegnato, appreso e creduto: questo il passo preliminare verso la conquista di una verità certa e inoppugnabile. "Penso, dunque sono" ("cogito, ergo sum"). Era questa la prima delle verità in grado di resistere al potere del dubbio sistematico, la certezza dell'io pensante.
Riprese e approfondite nelle successive Meditationes de prima philosophia del 1641, le verità "chiare e distinte" emerse dal Discours individuavano, accanto al carattere dell'evidenza psicologica, un preciso fondamento metafisico: Dio, verità prima, come fonte e fondamento ultimo di tutte le verità. Contemporaneamente alla stesura delle risposte alle numerose obiezioni sollevate contro alcune tesi delle Meditationes, tra cui quelle celebri di Gassendi e di Hobbes, Cartesio continuò a perseguire il proprio impegno nel settore scientifico. Nei Principia philosophiae, editi nel 1644, una prima parte di carattere filosofico generale era seguita da tre sezioni che affrontavano in termini di puro meccanicismo la realtà del mondo naturale nei suoi aspetti fondamentali: fisica, biologia, fisiologia.
Accolto l'invito rivoltogli dalla regina Cristina di Svezia, Cartesio si decise a lasciare l'Olanda e partì per Stoccolma nel settembre 1649. Alla fine dello stesso anno venivano pubblicate a Parigi le Passions de l'âme. Poco dopo, l'11 febbraio 1650, il grande filosofo morì di polmonite, "nel paese degli orsi".
Redi aveva una preparazione filosofica aggiornata sia per quanto riguardava le fonti classiche che per le novità del panorama intellettuale del proprio tempo. In questo contesto non poteva mancare il nome di Descartes, anche se certamente la sua metafisica non era congeniale allo spirito pragmatico dello scienziato aretino. È significativo, in ogni caso, che in una lettera ad Alessandro Segni del 30 dicembre 1665 Redi gli chiedesse di acquistargli a Parigi "tutte le opere del Cartesio".
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