Diego Zerilli indietro stampa ricerca

Nato a Messina intorno alla metà del Seicento, ricevette la prima educazione umanistica presso il Collegio gesuitico della città, ma presto attratto dalla ricerca scientifica si votò agli studi filosofico-naturali e medici. Nell'Università di Messina ebbe come maestro Giovanni Alfonso Borelli e a lui dovette i fondamenti della sua cultura e la sua stessa fortuna accademica. Sotto l'influenza di Borelli dette alle stampe a Napoli nel 1668 un'operetta - l'unica dell'intera sua vita - intitolata Confermazione d'una sentenza del Signor Giovanni Alfonso Borelli di nuovo contraddetto dal P. Stefano degli Angeli. L'occasione era stata la polemica tra il medesimo Borelli e il matematico padovano Stefano degli Angeli, relativamente alla celebre questione sollevata da Galileo della traiettoria di un grave cadente da una torre.
Guadagnatasi l'incondizionata fiducia del maestro, nel 1669 Zerilli venne da questi raccomandato al Principe Leopoldo de' Medici per un incarico d'insegnamento presso lo Studio di Pisa. Imbarcatosi immediatamente per la Toscana e giunto a Pisa, occupò dal 1669 al 1676 la cattedra straordinaria di filosofia. Più competente di medicina che di matematiche e di logica, si vide trasferire nel 1677 su un insegnamento straordinario di medicina teorica che, soltanto dieci anni più tardi divenne ordinario. Mori a Pisa nel 1706, dopo aver stretto relazioni di lavoro e di studio con i maggiori esponenti della più tarda scuola galileiana.
Dopo la partenza di Borelli dalla Toscana, nel 1667, Redi era diventato, in virtù della sua posizione a Corte, il principale referente culturale ed accademico di gran parte dei docenti dello Studio pisano, soprattutto di quelli progressisti. Questa situazione emerge chiaramente da un'importante lettera del 14 gennaio 1686, che l'Archiatra granducale scrisse al poeta romano Giovanni Michele Milani, autore di una Canzone intitolata La luce che venne pubblicata postuma solo nel 1698, con una prefazione anonima attribuita allo stesso Redi. Tra le altre cose vi si alludeva ad un cenacolo di intellettuali pisani che si riunivano "ogni sera" nelle "stanze" assegnate al naturalista aretino per discutere di atomi e rinsaldare le comuni ascendenze galileiane. Oltre a Bellini, Del Papa, Marchetti e Zambeccari, uno dei protagonisti di quelle "veglie" era proprio Zerilli.