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Nacque a Macerata nel 1663 e, dopo aver conseguito la laurea, si trasferì a Roma, dove morì nel 1728. Divenuto membro dell'Accademia della regina Cristina di Svezia, si impegnò attivamente a realizzarne i progetti. Fu insieme a Gian Vincenzo Gravina uno dei fondatori dell'Arcadia, di cui ricoprì per trentotto anni, dal 1690 al 1728, la carica di primo "Custode".
Crescimbeni riuscì a portare avanti il suo incarico autorevolmente, appoggiandosi ad influenti personaggi della Chiesa romana. Entrato nella Compagnia di Gesù, affrontò saldamente le polemiche sorte contro la predilezione degli Arcadi per i temi erotici. Si oppose anche alla proposta graviniana di rifarsi ai modelli classici, riuscendo a mantenere sotto il proprio controllo la vita dell'Accademia.
La sua prima opera fu l'Arcadia: un romanzo pastorale ispirato alla celebre operetta di Sannazaro e impostato in modo tale che nei personaggi potessero essere riconosciuti i protagonisti e gli eventi che avevano caratterizzato la nascita e lo sviluppo dell'Accademia. Fu pubblicata nel 1711 e contribuì a rianimare il genere del romanzo prosimetrico, fungendo da esempio per gli scrittori di tutto il XVIII secolo.
Come storico della tradizione poetica italiana, Crescimbeni scrisse i Commentari intorno alla storia della volgar poesia (1702), e otto dialoghi su La bellezza della volgar poesia (1700). In quest'ultimo scritto emergeva la figura di Angelo Di Costanzo, petrarchista napoletano del Cinquecento, nei cui sonetti Crescimbeni vedeva realizzato il perfetto equilibrio fra "bellezze interne" e "bellezze esterne". Ma la sua opera di maggior prestigio fu l'Istoria della volgar poesia, scritta con il preciso intento di contrastare l'eredità barocca e per inaugurare un nuovo stile letterario e culturale. Essa rappresentò una delle prime storie della nostra letteratura di carattere esclusivamente erudito.
Come rimatore d'occasione, Crescimbeni contribuì regolarmente alle miscellanee poetiche promosse dall'Accademia. Nel 1723 ripubblicò parte della sua ampia produzione nelle Rime. Si occupò anche delle iniziative editoriali dell'Arcadia, che prevedevano quattro serie di pubblicazioni: rime volgari, carmi latini, prose volgari, prose latine. Fu durante la sua Custodia che apparvero i nove tomi di Rime degli Arcadi (1716-1722), la prima parte degli Arcadum carmina (1721), i tre tomi di Prose degli Arcadi (1718). Contemporaneamente si dedicò alla storia dell'Accademia riuscendo a pubblicare quattro tomi delle Vite degli Arcadi illustri (1708-1727) e tre tomi di Notizie istoriche degli Arcadi morti (1720-1721). La serie delle Vite degli Arcadi illustri venne inaugurata con una biografia di Francesco Redi, che nel 1692 era stato associato con il nome di Anicio Traustio alla colonia arcade aretina, scritta dall'amico Salvino Salvini.
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