Anatomie di lepri indietro stampa ricerca

Nella lunga carriera anatomica di Redi l'osservazione di un animale frequentissimo nei boschi e nelle campagne toscane come la lepre, che cadeva quasi ogni giorno vittima dei cacciatori granducali, costituiva un fatto di routine. Il particolare è testimoniato con regolarità nelle raccolte dei protocolli rediani della Biblioteca Marucelliana di Firenze.
Redi aveva iniziato ad anatomizzare esemplari di lepri molto presto. Il Ms. 31 testimonia che già il 20 dicembre 1659, "a casa [sua]" a Firenze, il giovane medico aretino si era fatto aiutare in un esperienza di questo tipo dal "Tilmanno", cioè dall'anatomista fiammingo Tilmann Trutwyn.
Quando poi Redi entrò a Corte ed iniziò a girovagare tutto l'anno per le ville granducali sparse per la Toscana, dedicandosi anche lui alle rituali attività della caccia, sul tavolo del suo laboratorio le lepri non mancavano di certo. Ecco come di solito si svolgevano le cose. A parlare è un protocollo del Ms. 30, redatto il 17 novembre 1683 presso la villa dell'Ambrogiana: "Essendo la Corte all'Ambrogiana, e andando questa mattina il Granduca a spasso, i bracchi levarono una lepre, la quale poco correndo fu presa da essi bracchi con facilità! Il Granduca me la mandò alle mie stanze acciocché io la osservassi".
Uno degli oggetti di ricerca che attiravano di più l'Archiatra granducale era, come nel caso dei daini, l'apparato genitale della lepre femmina. In un protocollo del 21 marzo 1681, registrato nel Ms. 30, Redi scriveva che il "testicolo ovvero ovario destro" di una lepre era "composto di due pallottolette glandulose", che avevano "sporto in fuora ciascheduna di loro come un poco di peduccio". Lo stesso accadeva anche nell'ovaia sinistra. Il 15 marzo 1682 l'indagine aveva riguardato una lepre pregna. Il Ms. 31 recita: "Essendo all'Ambrogiana ebbi dal Granduca una lepre pregna. La apersi. Osservai che nel corno destro dell'utero vi erano tre feti, i globi tre nei quali erano i feti non eran più grossi che un tuorlo d'uovo cotti sodi; non si vedeva ancora il feto formato in nessuno di essi globi. Il testicolo o ovario destro corrispondente al corno destro era esternamente liscio, se non che vi si vedevano innalzarsi come tre calicetti, i quali tre calicetti manifestamente si vedevano aperti; e questi tre calicett
i erano calicetti di tre corpi glandulosi ritondi racchiusi dentro all'ovario ed erano tutti a tre quasi di ugual grandezza". Anche nel corno sinistro c'erano tre "globi" più piccoli degli altri. Redi aveva aperto il primo e vi aveva trovato dentro "un piccolissimo feto quasi formato, nero e secco", e lo stesso aveva trovato nel secondo "globo". Concludeva: "questi due feti morti credo che fossero stati generati o l'autunno passato, o la primavera dell'anno passato".
Redi aveva osservato anche le notevoli dimensioni che, nella lepre femmina, aveva il clitoride. E, nonostante tutta la fiducia che di norma prestava al parere dei cacciatori, in questo caso non poteva fare a meno, in base alla propria competenza anatomica, di smentire la loro "falsa opinione". Leggiamo un protocollo del Ms. 30, datato 21 marzo 1681, poi ripreso nelle Osservazioni intorno agli animali viventi che si trovano negli animali viventi: "Questa clitoride suddetta osservata nelle femmine credo che sia stata e sia la cagione, che i cacciatori tutti ànno una falsa opinione, che le lepri sieno tutte ermafrodite, cioè che tutte, o per dir meglio ogniuna di loro, sia maschio e femmina e ogniuna di loro sia, nella generazione, abile a fare l'ufizio del maschio, e l'ufizio della femmina".