John Locke indietro stampa ricerca

Nacque a Wrington (Bristol) nel 1632, lo stesso anno di Spinoza e di Leeuwenhoek. Studiò ad Oxford, dove nel 1658 conseguì il titolo di Master of Arts e successivamente insegnò greco e retorica. Il 1672 segnò una svolta importante nella sua vita: divenne infatti segretario del Lord Cancelliere Ashley Cooper Shaftesbury, ed iniziò ad occuparsi attivamente di politica. Nel 1683, in seguito alla caduta in disgrazia del suo protettore, fu costretto a lasciare l'Inghilterra e rifugiarsi in Olanda. Quando, nel 1689 in seguito alla cosiddetta Gloriosa Rivoluzione, Guglielmo d'Orange venne chiamato al trono dal Parlamento ed instaurò una forma di monarchia costituzionale, anche Locke poté rientrare in patria, dove godette di onori e fama. Morì nel 1704.
L'annus mirabilis di Locke fu il 1690, quando uscirono in contemporanea l'Essay Concerning Human Understanding e i Two Treatises of Government, il primo dedicato alla filosofia, gli altri alla politica. L'anno precedente aveva invece pubblicato l'Epistola de tolerantia, nella quale si era cimentato con problemi di carattere religioso.
Locke è considerato il fondatore dell'empirismo inglese, cioé di quella corrente di filosofia moderna sviluppatasi tra il Seicento e il Settecento in contrapposizione alla metafisica innatista di Cartesio. Secondo questa concezione, la ragione era un insieme di poteri strettamente connessi alla sensibilità; spettava alla filosofia rintracciarne genesi, condizioni operative e limiti. In questo contesto, chiaramente influenzato dalle suggestioni di Bacone, l'esperienza appariva come l'unica fonte delle conoscenze e come la sola forma di verità accessibile alla ragione. Ogni uomo, alla sua nascita, non disponeva infatti di nessuna idea e principio morale innato e la sua mente era una tabula rasa, destinata a ricevere unicamente dall'esperienza ogni forma e contenuto.
In contrapposizione alle teorie assolutistiche di Hobbes, Locke difese i principi del liberalismo e del contrattualismo che avrebbero in seguito improntato gran parte del pensiero politico moderno. Alla base di questa concezione dei rapporti tra gli uomini stava l'idea della legge di natura, identificata con la ragione, la quale raccoglieva dentro di sè tutti i principi necessari per assicurare la convivenza e il benessere di tutti. Nello stato di natura che aveva preceduto la società civile esistevano già le condizioni per assicurare il diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà; non si trattava, dunque, di uno stato di guerra, come per Hobbes, ma esso poteva diventarlo se gli individui ricorrevano alla forza per far valere i loro diritti. Rinunciando a difendersi da soli, gli uomini avevano deciso di dare vita, tramite un contratto, al potere civile, distinto a sua volta in potere legislativo (Parlamento) e potere esecutivo (Re). Ma l'autorità e l'azione dello Stato restava, ancora una volta in contra
pposizione a Hobbes, limitata alla difesa dei diritti naturali ed inalienabili degli individui.

An Essay Concerning Humane Understanding, Introduzione Ritratto di John Locke