|
Iscritto all'Accademia dell'Arcadia fin dal 1692, Redi ebbe l'onore, dopo la morte, di aprire la raccolta delle Vite degli Arcadi illustri di Crescimbeni, con una biografia scritta proprio dall'amico Salvini. Anche l'erudito fiorentino faceva ovviamente parte dell'Accademia, con il nome di Criseno Elissoneo.
Nella sua biografia Salvini sottolineava che Redi si era reso "immortale" nelle "cose sperimentali", grazie alla protezione del Granduca Ferdinando II. Tra le doti del suo carattere, egli ricordava gli "incorrotti costumi, ne' quali spiccava a maraviglia il galantuomo e l'uomo d'onore, le tante virtù morali che risplendevano in lui, la moderazione, la modestia, il genio di giovare a tutti, l'avversione a nuocere ad alcuno, il prevalersi della grazia de' Principi, più che a favore de' suoi, in prò degli altri".
A proposito dell'ortodossia religiosa rediana, intorno alla quale si era accanita la maldicenza di Magliabechi, Salvini riprendeva quanto era già stato solennemento affermato dal fratello Anton Maria, dichiarandosi sicuro che l'anima dell'amico, conosciuto da tutti per "il suo buon costume, e la sua religiosità", si trovava certamente in Paradiso.
|
|