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Coetaneo del naturalista calabrese Antonio Oliva, con il quale si sarebbe ritrovato negli anni '50 alla Corte medicea, era nato a Poppi il 31 maggio 1624 e si era laureato in medicina a Pisa nel 1648, appena un anno dopo Redi. Nel 1652 lesse il libro di Harvey sulla circolazione sanguigna, dal quale trasse spunto per le proprie indagini, che si indirizzarono verso la ricerca di un metodo per effettuare la trasfusione del sangue. Di questa invenzione, che egli asseriva di aver mostrato al Granduca Ferdinando II nel 1654, il medico casentinese viene annoverato come autore negli annali della storia della scienza. Dopo essersi trasferito a Firenze, nell'agosto 1665, ottenne numerosi incarichi a Corte. Qualche anno dopo assunse la condotta medica di Citerna, nello Stato pontificio. Morì a Sansepolcro nel 1685.
Nello stesso libro nel quale aveva riferito le proprie ricerche sul sangue, la Recreatio physica del 1665, Folli aveva difeso anche la teoria della generazione spontanea. Intervenendo in modo decisivo nella controversia con le Esperienze intorno alla generazione degl'insetti del 1668 (testo), Redi lo aveva criticato, pur ricordando che era stato lui l' "inventore dello strumento da conoscer l'umido e 'l secco dell'aria". Folli, che aveva definito il proprio igrometro "mostra umidaria", aveva collaborato con il Granduca Ferdinando II, che si era interessato anche lui a questo strumento.
Nel 1680, in un successivo trattato intitolato Stadera medica nella quale, oltre la medicina infusoria ed altre novità, si bilanciano le ragioni favorevoli e le contrarie alla trasfusione del sangue, Folli aveva tentato, tra le altre cose, di utilizzare la teoria rediana della virtù zoogenetica delle piante, formulata per spiegare la nascita degli insetti delle galle, allo scopo di suffragare la propria idea di una "scala o catena" della natura che teneva "unite le cose terrene alle celesti". Anche per il medico casentinese l'anima vegetativa delle piante poteva "produrre animali" come gli insetti che, per la loro semplicità di struttura, costituivano solo il primo "grado della superiore sfera de' sensitivi, per il quale si va continuando la scala che ci guida all'Empireo".
Folli si era occupato anche dei cosiddetti "animalculi" microscopici che, anche a Firenze, avevano attirato l'attenzione dei curiosi. Nel 1655, infatti, lo stesso Granduca Ferdinando II aveva osservato al microscopio le Anguillule dell'aceto, ed in quell'occasione i microrganismi erano stati interpretati come "vermi". Redi, a quanto pare, aveva qualche dubbio che fossero davvero "vermi". Ancora più drastico era stato Folli, per il quale non si trattava assolutamente di "animaletti viventi" bensì di "ignicoli e particelle minime di calore". Ed utilizzava questa curiosa spiegazione per sostenere la propria idea: "perché se fussero realmente vermi, ne avrebbe il Redi fatta menzione nel suo libro d'esquisitissime e singolari esperienze intorno alla generazione degl'insetti".
Nonostante l'amicizia con Folli, Redi non sembrava condividere i suoi entusiasmi sulla fattibilità pratica della trasfusione del sangue. La paragonava infatti, in una lettera a Magalotti del 25 febbraio 1683, ad altre improbabili invenzioni, come delle "trombe parlanti" e l'altra di "ridurre facilmente, e con poca spesa l'acqua marina buona a bere, quanto l'acqua delle più celebri, e dolci fontane di terra ferma".
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